DANIEL PENNAC Ne ha dette di stupidaggini, la mia generazione

[Diario di scuola, p. 112]

Ne ha dette, di stupidaggini, la mia generazione, sui rituali considerati segno di cieca sottomissione, sulla valutazione ritenuta umiliante, il dettato reazionario, il calcolo mentale degradante, la memorizzazione dei testi infantile, proclami del genere…

Nella pedagogia è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari (e, in questo ambito, tutti i casi sono particolari), per regolarci nelle nostre azioni, ne cerchiamo l’ombra della buona dottrina, la protezione dell’autorità competente, l’avallo del decreto, la firma in bianco ideologica. Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà. Solo trent’anni dopo, se l’intera pubblica istruzione vira di bordo per evitare l’iceberg dei disastri accumulati, ci permettiamo una timida virata inferiore, ma è la virata della nave stessa, ed eccoci a seguire la rotta di una nuova dottrina, ligi a un nuovo precetto, in nome del nostro libero arbitrio, ovviamente eterni ex studenti quali siamo.

Natura

È da mettere in preventivo che il radio possa diventare, in mani criminali, estremamente pericoloso. E noi, qui, dobbiamo chiederci se l’umanità abbia veramente interesse a conoscere i segreti più riposti della natura; se l’umanità sia matura per trarne vantaggio o, se al contrario, questa conoscenza non sia destinata a farle danno.

Pierre Curie, messaggio all’Accademia svedese delle Scienze, giugno 1905 (citato in Sergio Luzzatto, Una febbre del mondo, Torino 2016)

Carte

Carte, carte: cartoffie e scartoffie. Tutt’Italia nun è che na gran pila de cartoffie: p’uno che legge, diosanto, ce ne so’ diecimila che scrive.  Carte, carte e poi carte.  Polizzia, polizzia. Verbale, invito, mandato, rapporto, archivio giudizziario, archivio politico, stanza numero due numero tre numero quattro, tavolo e sedia, calamaro e penna-bona de ciuccià, manette e registo protocollo de li mortacci sui! E l’appiccapanni cor cavicchio in terra, ogni vorta! E la latrina, ‘gni momento, co’ ‘a canna intasata! che più tiri, e più vié acqua, e più lei gonfia, sta fijja d’una mignotta, e cresce, cresce: e te rigurgita ‘ndietro tutt’un arcipelago de gnocchi de cioccolatto rotti de fa’ spavento a vedelli:… a galleggià sull’acque arte. Tutte ‘e vorte che cce vai, tutt’e vorte, tutt’e vorte… Un Marstròm!… E quelli gireno gireno, che pareno impazziti, e lei cresce, cresce, … seguita a cresce’ glò glò glò glò glò…’N diluvio che nun se ferma più de cresce che te pija na paura!… «Mo, dove va a ffinì sta carogna?…», penzi. Co ‘e brache in mano. Bè. Fascicolo rosso, per i comuni. Fascicolo giallo, per i politici: che so quelli che je volevano tira la bomba,… e nun ciaa fecero, er guaio è questo!: o perch’era bagnata la miccia, o perché j’era schioppata troppo presto, o troppo tardi, o troppo giù de coda: nelli ginocchi a Pinco, magari, provero freggno!

Carlo Emilio Gadda, L’interrogatorio

La scuola esilarante ovvero “La scuola del p(l)of” di Emilio Parresiade

La mia prima riflessione, dopo aver letto questo esile, ma tutt’altro che succinto libretto, è: i lettori. Non penso che l’autore avesse intenzione di far divertire gli addetti ai lavori che sono sommersi, vittime del sistema o squallidi baciapile, o salvati, ma manco tanto, dalla follia della scuola. Saturi comunque tanto gli uni che gli altri, di sentire ancora parlare di, allineo in ordine sparso, autonomia pof progetti figure obiettivo utenti progetti debiti crediti (formativi e didattici) didattichese e pornosociopsicologia.

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Masturbazione

– Perché sei saltato giù dal ponte? – gli chiese.
– Te l’ho detto. Per una sfida.
– Volevi farti male? È importante che tu mi dica la verità. Per me sarebbe terribile se tu mi facessi quello che mi ha fatto mio padre.
– Joachim mi ha sfidato, te l’ho detto.
– Sei troppo intelligente per accettare una sfida così stupida.
– Va bene. Volevo rompermi una gamba per passare più tempo a masturbarmi.

ANTONIN ARTAUD Lettre aux recteurs des universités européennes

[publiée en 1925 dans la Révolution Surréaliste]
 
Les enfants savent quelque chose jusqu’au jour où on les envoie à J’école.
A partir du jour où ils ont été mis entre les mains d’uri professeur ils oublient.
Les écoles sont un fascisme de la conscience, cette vieille dictature encroutée de la pute du pédagogue inné. L’enfant de six ans qui entre pour la 1ere fois dans une école aurait beaucoup à apprendre à son maïtre presuppose si celui-ci savait avoir la sagesse et l’honnèteté de croire qu’il y a [à] apprendre quelque chose de la conscience d’un nouveau-né.

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Pluralismo

GOEBBELS: Oggi un Ebreo ha ancora il diritto di dividere uno scompartimento di un vagone letto con un Tedesco. È dunque necessario un decreto del Ministero dei Trasporti che ordini di riservare agli Ebrei scompartimenti separati. Se tutti gli scompartimenti sono completi gli Ebrei non potranno pretendere posti a sedere. Si darà loro un posto separato solo quando tutti i Tedeschi saranno seduti. Non si uniranno più ai Tedeschi, e se non c’è più posto, rimarranno in piedi nel corridoio.
 
GÖRING: In questo caso, penso sia più ragionevole riservargli dei posti separati.

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